Disturbo da Uso di Sostanze

C’è un momento in cui quella che sembrava una scelta – bere un bicchiere di troppo per rilassarsi, usare una sostanza per sentirsi più sicuri, prendere un farmaco per non sentire dolore – smette di essere una scelta. Diventa un bisogno. Poi un’ossessione. E infine, una prigione. Disturbo da uso di sostanze

Il Disturbo da Uso di Sostanze (che si tratti di alcol, cocaina, cannabis, oppiacei o farmaci prescritti) non è un vizio e non è una debolezza di carattere. È una condizione complessa in cui il cervello viene “dirottato” dalla ricerca della sostanza, nonostante le conseguenze devastanti sulla salute, sul lavoro e sulle relazioni.

Se senti di aver perso il controllo, se la tua vita ruota attorno al “prossimo utilizzo” o al recupero dai suoi effetti, sappi che non sei solo e non sei “rotto”. Nel mio studio a Roma (Ostiense), lavoriamo per capire cosa si nasconde dietro la dipendenza e per ricostruire una vita libera.

Oltre lo stereotipo: Chi soffre di dipendenza?

L’immagine stereotipata del “tossicodipendente” ai margini della società è solo una piccola parte della realtà. La dipendenza è democratica e spesso invisibile:

  • È il professionista che non riesce a chiudere la giornata senza una bottiglia di vino.
  • È lo studente che usa stimolanti per reggere la pressione degli esami.
  • È la persona che ha iniziato con antidolorifici per un mal di schiena e ora non può farne a meno per affrontare la giornata.

I campanelli d’allarme: Non è solo “quanto” usi

Il problema non è solo la quantità o la frequenza, ma il rapporto che hai con la sostanza. Ti riconosci in questi segnali?

  1. Perdita di Controllo: Ti prometti di smettere o di limitarti (“Solo uno stasera”), ma puntualmente fallisci.
  2. Craving (Desiderio Impellente): Un pensiero fisso, quasi fisico, di dover assumere la sostanza, che sovrasta ogni altra priorità.
  3. Tolleranza: Hai bisogno di dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto che prima ottenevi con poco.
  4. Astinenza: Quando non usi la sostanza stai male fisicamente (tremori, nausea, insonnia) o psicologicamente (ansia estrema, irritabilità, depressione).
  5. Uso Nonostante il Danno: Continui a usare la sostanza anche se sai che sta distruggendo la tua famiglia, la tua carriera o la tua salute fisica.
disturbo da uso di alcol

La Psicologia della Dipendenza: Perché proprio a me?

Perché alcune persone possono bere un bicchiere e fermarsi, mentre altre scivolano nell’alcolismo? Perché qualcuno prova una droga e la dimentica, mentre per un altro diventa l’unica ragione di vita?

La dipendenza è quasi sempre un tentativo disfunzionale di automedicazione.

Spesso, all’origine, c’è un dolore emotivo non gestito: ansia sociale, traumi passati, un profondo senso di vuoto, depressione o un’incapacità di tollerare le emozioni negative. La sostanza arriva come una “soluzione magica”: anestetizza il dolore, spegne i pensieri ossessivi, dona una sicurezza artificiale. Funziona benissimo, all’inizio.

Il problema è che il cervello impara presto questa scorciatoia. Il sistema della dopamina (il circuito del piacere e della ricompensa) viene alterato. La vita reale, con le sue gioie semplici, non riesce più a competere con l'”high” chimico della sostanza. Ti ritrovi così in un mondo in bianco e nero, dove l’unico colore è la sostanza.

Il mio approccio terapeutico a Roma

Uscire dalla dipendenza non significa solo “smettere di usare”. Quello è il primo passo (spesso necessario con supporto medico per la disintossicazione fisica), ma non basta. Se togliamo la sostanza senza risolvere il problema sottostante, il rischio di ricaduta è altissimo.

Il percorso terapeutico nel mio studio si concentra su:

1. Rompere il ciclo dell’automatismo

Utilizzeremo tecniche (spesso derivate dalla Terapia Cognitivo-Comportamentale) per riconoscere i trigger (gli inneschi: situazioni, emozioni, persone) che scatenano il desiderio e imparare strategie pratiche per “surfare” l’onda del craving senza cedere.

2. Capire la “funzione” della sostanza

A cosa ti serve davvero quella sostanza? Ti serve per calmarti? Per sentirti all’altezza? Per non pensare? Dobbiamo trovare modi sani per soddisfare quei bisogni. Dobbiamo costruire una “cassetta degli attrezzi” emotiva che sostituisca la “soluzione chimica”.

3. Ricostruire una vita degna di essere vissuta

La dipendenza crea un vuoto enorme. La terapia serve a riempire quel vuoto con relazioni autentiche, interessi, scopi e una nuova capacità di stare nel mondo (e con le proprie emozioni) senza bisogno di anestesia.