L’alcol è la “droga” più accettata socialmente. Si beve per festeggiare, si beve per dimenticare, si beve per rilassarsi dopo una giornata stressante. Ma quand’è che il “bicchiere della staffa” diventa una catena? Disturbo da uso di alcol
Spesso l’alcolismo non ha la faccia del degrado che vediamo nei film. Esiste una forma più subdola e diffusa: l’Alcolismo Funzionale. Magari hai un lavoro di responsabilità, una famiglia, una vita sociale attiva. Nessuno sospetta nulla. Eppure, sai che non puoi chiudere la giornata senza quella bottiglia. Sai che l’alcol è diventato il tuo unico modo per spegnere il cervello, gestire l’ansia o tollerare le emozioni.
Se senti che il confine tra “piacere” e “bisogno” è stato superato, non aspettare di toccare il fondo per chiedere aiuto. Nel mio studio a Roma (Ostiense), affrontiamo la dipendenza non come un vizio morale, ma come una strategia di sopravvivenza che ha smesso di funzionare.
Non bevo sempre, quindi non sono alcolista? Il falso mito
La frequenza non è l’unico metro di giudizio. Il vero indicatore è la funzione che l’alcol ha nella tua vita. Chiediti:
- Bevi per gestire lo stress o l’ansia sociale (“Lubrificante sociale”)?
- Bevi per non sentire la solitudine o la tristezza (“Anestetico emotivo”)?
- Quando inizi a bere, ti riesce difficile fermarti al primo bicchiere (“Perdita di controllo”)?
- Nascondi le bottiglie o menti su quanto hai bevuto davvero?
Se l’alcol è la tua “gruccia” per stare in piedi emotivamente, allora c’è un problema da affrontare, indipendentemente da quanto bevi.
Il meccanismo trappola: “Bevo per rilassarmi”
L’alcol è un sedativo. Al momento ti dà sollievo immediato: l’ansia scende, i pensieri ossessivi tacciono, ti senti più sicuro. Ma è un prestito a tassi da usura. Quando l’effetto svanisce, il sistema nervoso – che era stato sedato – “rimbalza” e va in iperattivazione. Risultato? Il giorno dopo sei più ansioso, più irritabile e più depresso di prima. Per calmare questa nuova ansia… bevi di nuovo. È un circolo vizioso chimico e psicologico.
I segnali d’allarme (Checklist)
Riconoscersi è il passo più difficile, perché la negazione è parte della patologia.
- Blackout: Non ricordi parti della serata precedente.
- Bere in solitudine: Preferisci bere da solo o di nascosto prima di uscire.
- Tolleranza: Hai bisogno di bere molto più di prima per “sentire” l’effetto.
- Difensiva: Ti arrabbi se qualcuno ti fa notare che stai bevendo troppo.
- Rischi: Hai guidato dopo aver bevuto o preso decisioni pericolose.

Uscire dalla bottiglia: Il mio approccio terapeutico
Smettere di bere non è solo una questione di “forza di volontà”. Se togli l’alcol ma non curi il motivo per cui bevevi (l’ansia, il vuoto, il trauma), il rischio di ricaduta è altissimo o si sposterà la dipendenza su altro.
Il percorso nel mio studio a Roma si basa su:
- Identificare i Trigger: Cosa fa scattare la voglia? È la rabbia? La noia? La solitudine? Impareremo a riconoscere le “spie rosse” prima che sia troppo tardi.
- Gestire il Craving: Tecniche pratiche per “surfare” l’onda del desiderio impellente senza agire l’impulso.
- Ristrutturazione Cognitiva: Smontare le scuse che la mente inventa (“Ho avuto una giornata dura, me lo merito”, “Solo uno non farà male”).
- Ricostruire lo Stile di Vita: L’alcol riempie molto tempo. Dobbiamo trovare modi sani e reali per darti quella gratificazione o quel rilassamento che cercavi nel bicchiere.
Nota: In casi di dipendenza fisica grave, il percorso psicologico potrà essere affiancato da un supporto medico per gestire la disintossicazione in sicurezza.
Non lasciare che l’alcol decida per te. Riprenditi la lucidità e la libertà.
